Vivere in Positivo

Membro Organizzativo della Association for Coaching, Italy.

Traduzione del post: Words Have Power

Traduzione di Laura A.

(Premessa di chi traduce: in questo post Marianne Williamson fa riferimento ai fatti avvenuti a Tucson l’8 gennaio scorso, dove, Jared Loughner, un ventiduenne che sembra avesse sviluppato un’ossessione per la deputata democratica Gabrielle Giffords, ha sparato alla deputata alla testa durante una manifestazione pubblica in uno shopping center, riducendola in stato vegetativo. Poi ha svuotato la sua pistola semiautomatica su una folla di elettori assassinando sei persone (tra cui un giudice federale e una bambina di 9 anni) e ferendone altre 13.
Fortunatamente, la deputata in questi giorni si sta lentamente riprendendo e cerca di ritornare ad una vita normale.)

Le parole hanno potere

di Marianne Williamson

Secondo "Un Corso in Miracoli",
tutte le menti sono unite. Mentre all’occhio fisico sembra che io sono qui e voi siete lì, a livello della mente non c'è un posto dove voi vi fermate e io comincio. Siamo tutti influenzati dai pensieri degli altri, proprio come una farfalla che batte le ali in prossimità del Polo Sud e ostacola le correnti del vento al Polo Nord. Quando un’onda si muove, l’oceano intero si sposta.

E’ praticamente irrilevante, perciò, se Jared Loughner fosse collegato in modo specifico ( e comunque in un modo lineare e casuale) alle espressioni di odio che c’erano intorno a lui. I pensieri possono trasmettersi in modo virale e lo abbiamo già visto nel corso della storia, quando un gruppo di patologici prevalse e sottomise popoli innocenti ( la Germania di Hitler ne è stata un chiaro esempio).

Come è stato scritto in “Un corso in miracoli”, "tutto il pensiero crea la forma ad un certo livello". Se un numero sufficiente di pensieri di odio e di discorsi di odio è presente, è quasi inevitabile che qualche manifestazione colma di odio emergerà da qualche parte all'interno di quel campo di consapevolezza. Jared Loughner stava nuotando nelle immagini e nelle forme-pensiero di odio, come anche tanti di noi in questi giorni, e per una mente evidentemente squilibrata, le forme-pensiero violente sono come la benzina su un fuoco che già arde.

 

Ho sentito un non-ancora-dichiarato candidato alle elezioni presidenziali del 2012 dire alla televisione di rifiutarsi di condannare un linguaggio ostentatamente aggressivo, quasi da combattimento, nel dialogo politico. "Dopo tutto," ha detto, "abbiamo la libertà di parola."
E, io aggiungo, un'altra cosa che dovremmo avere è una buona dose di sana vergogna.

Non è illegale parlare degli avversari politici come se fossero nemici combattenti, ma dovrebbe essere semplicemente impensabile.

Speriamo che dopo gli eventi di Tucson le cose si mantengano tranquille e che il nostro dialogo politico diventi più civile e più rispettoso. Si può solo sperare. Abbiamo avuto alcuni giorni in cui il cuore di tutti ha pulsato in modo silenzioso, sobrio e delicato, e anche nella sua tristezza era un cuore ispirato. La commemorazione di Tucson ha avuto dei momenti mozzafiato. Così come è avvenuto dopo l’11 settembre, gli americani si sono messi tranquilli per un attimo di buonsenso di gruppo : tutti in quei momenti abbiamo sentito l'autenticità della nostra umanità ... abbiamo ricordato che eravamo realmente una nazione. Ma non è durato molto, e vedremo se dura adesso.

Negli Alcolisti Anonimi, si dice spesso che "ogni problema arriva con la sua soluzione." La tragedia porta alla superficie della nostra coscienza l’idea che, se potessimo fermarla e tenerla sotto controllo, saremmo in grado di prevenire ulteriori tragedie. Che gli esperti, i politici e i mezzi di comunicazione scelgano di usare questa tragedia per crescere spiritualmente, per aumentare la loro compassione, per impegnarsi sempre più profondamente nell'amore, non è sotto il controllo di nessuno, ma soltanto sotto il loro unico controllo. Ognuno di noi, tuttavia, può decidere per se stesso ciò che farà personalmente con questa nuova tragedia nazionale. Possiamo ricordare che, proprio come il pensiero e l’odio effettivamente influenzano il mondo intero, la stessa cosa fanno anche un pensiero e un discorso amorevole. L'unica cosa più grande di un campo di forza di odio è un campo di forza d'amore. E ognuno di noi - con i pensieri che pensiamo, le parole che usiamo e le cose che facciamo – contribuisce, o non contribuisce, al campo di consapevolezza che ci salverà tutti.

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Risposte a questa discussione

Ho tradotto questo post con enorme piacere e con grande eccitazione.

I nostri pensieri e le nostre parole hanno un potere.

Esiste un senso di responsabilità dentro di noi? Un senso del rispetto? Esiste un senso del limite?

Per me il limite è non sopraffare gli altri, non imporre le mie idee, non agire contro gli altri. Rispettare gli altri per me significa anche esporre le mie idee in modo pacato e non violento, lasciando liberi gli altri di pensare e agire secondo coscienza.

Lo sentiamo quando raggiungiamo quel limite: dal disagio che proviamo forzando un’idea o compiendo un’azione che “non è giusta”. Il segnale è il malessere che proviamo. Eppure a volte lo ignoriamo.

Ma se questo limite, per qualcuno, è situato particolarmente in alto? O se il limite oltre il quale è meglio non andare per qualcuno non esiste? Come dice Marianne è sacrosanta la “libertà di parola” ma qualche volta sarebbe giusta anche una “sana vergogna”.

 

Non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te: ci piace essere sopraffatti, presi in giro, imbrogliati, giudicati, sbeffeggiati, messi in ridicolo? Non credo, e allora perché lo facciamo agli altri?

Perché esponiamo i nostri pensieri in modo violento, “costi quel che costi, tanto è solo un pensiero, è solo una parola e devo dirla”, senza pensare che questa manifestazione piena di livore e di violenza ”emergerà da qualche parte”?

 

Ho letto che, in un’intervista, un’altra deputata americana ha affermato che “un precetto americano dice : “ogni individuo è responsabile delle proprie azioni. Gli atti dei mostri cominciano e finiscono con il criminale che li ha commessi”.  

 

E’ vero. Magari però la nostra responsabilità per un mondo migliore comincia con l'essere noi stessi quello che vogliamo dagli altri: nel nostro piccolo, nelle nostre giornate, quando parliamo con i nostri amici o con i colleghi: TUTTO è collegato, nessuna parola è solo una parola.

.Attraverso le parole noi esprimiamo il nostro modo di percepire ed interpretare la realtà,e le nostre emozioni sia negative che positive, con l'atto verbale vengone espresse e percepite in modo diverso cambiano significato.Se diciamo ad una persona quanto ti trovo bene oggi la stessa sorride!!!!!!!!!!! se diciamo come va' gia' diamo la possibilita' di rispondere ,"ma" bene!!!!!!!!! non c'è male o addirittura malissimo!!!!!!!!!!!! è come formuliamo la domanda che cambia di significato la risposta.

Questo perché con le parole noi comunichiamo i nostri pensieri agli altri, ma prima di tutto li comunichiamo a noi stessi.

.La parola è un arma a doppio taglio, puo' ferire e offendere puo' fare molto danno!!!!!!!!!!!

Una parola detta con amore , fare un apprezzamento gratificare, fa' la differenza fa' stare bene noi e gli altri.

Personalmente parlo molto ma se devo fare una autocritica alcune volte farei meglio a stare in silenzio,si puo' essere fraintesi e non conoscendo la parola mensogna non mi appartiene  faccio degli errori, perchè alcune persone non vogliono sentire la verita' , prendere consapevolezza di quello che diciamo è meglio non si corre il rischio di affendere nessuno ma nello stesso tempo rimanere della propria opinione se la riteniamo giusta.

 

Credo personalmente che le parole siano importanti e anche io parlo molto, a voltre troppo e quando sono arrabbiata  (nonostante il mio essere si ribelli facendomi stare male, ma io lo ignoro sbagliando) ferisco, a volte anche "di brutto". Mi accorgo che intorno a me, quando si scatena questa "sagra dell'arrabbiatura", tutti i discorsi cambiano, diventano violenti, anche i visi cambiano espressione... Mentre quando si riesce a mantenere un livello sereno nello scambio di opinioni, la violenza scompare ed anche le parole sono meno cattive, i visi sono più distesi anche se si hanno opinioni discordanti sullo stesso argomento. I pensieri portano alle parole, occorrerebbe essere veramente padroni di sè stessi per riuscire a non far scatenare la violenza, a volte ci riesco a volte meno.. non sono infallibile. Dopo questo articolo mi sono ripromessa di contare fino a 10 prima che la rabbia monti e le parole escano senza controllo. Spero proprio di farcela.. Non so se il mio commento sia a tema, ma mi è venuto in mente questo, di getto, senza pensarci molto (ecco, a volte, di getto, dici delle cose che poi fanno male e scatenano violenza...). Grazie per questa discussione molto interessante. Sandra

Ciao cara Alessandra, certo che il tuo commento è in tema ed è bello quello che hai scritto. Nessuno di noi è infallibile e tutti abbiamo momenti di cui ci pentiamo o in cui, una volta passato l'attimo, pensiamo "potevo starmene zitta".

La responsabilità ce l'abbiamo sempre e sempre scegliamo NOI come comportarci, però sono d'accordo con Marianne quando dice che tutto è collegato, perciò nessuno dei nostri pensieri o delle nostre parole è ininfluente.

Tutto quello che manifestiamo all'esterno è sintomo di un disagio interiore.

Questa settimana ho imparato una cosa: ad andarmene. Quando parlare potrebbe diventare assurda esposizione di un fatto che per gli altri è inesistente, e magari trascendere in una discussione dai toni pesanti e mortificanti, forse è meglio tacere ed andarsene. Abbiamo sempre la possibilità di farlo: possiamo restare o andarcene da una situazione. Io ho chiuso la porta e sono uscita. Quando avrò guardato meglio in me stessa e capito perchè quella cosa mi dà così fastidio, allora, rientrerò, ma è inutile pretendere che l'esterno cambi e sia diverso quando sappiamo che l'unico potere che noi abbiamo è su noi stessi. Solo così possiamo far cambiare le cose, magari cercando di migliorarle: migliorando noi stessi.

 

 

 

infatti è molto bella l unione degli intenti che avvienne con la meditazione anche a livello globale e fa tanto bene all umanità perchè crea l amore incondizionato.

C'è un tempo per tutte le cose, spesso quando prendiamo coscienza di una verità che viene dalla fonte dell'amore, la prima cosa che vorremmo fare e trasmetterlo agli altri affinchè possano anche loro vivere di questa felicità, ma dobbiamo anche muoverci secondo le verità delle situazioni delle altre persone magari non trasferendo a parole la nostra gioia, ma bensì basterebbe un nostro sorriso una piccola gentilezza, che gli altri lo notano subito e vengono incuriositi a quel punto si può trasferire un messaggio ma molto in superficie per far sichè anche gli altri comprendano che la sostanza di cui siamo fatti è uguale. Le concquiste si raggiungono scegliendo le giuste verità!
 
layonel ha detto:

.Attraverso le parole noi esprimiamo il nostro modo di percepire ed interpretare la realtà,e le nostre emozioni sia negative che positive, con l'atto verbale vengone espresse e percepite in modo diverso cambiano significato.Se diciamo ad una persona quanto ti trovo bene oggi la stessa sorride!!!!!!!!!!! se diciamo come va' gia' diamo la possibilita' di rispondere ,"ma" bene!!!!!!!!! non c'è male o addirittura malissimo!!!!!!!!!!!! è come formuliamo la domanda che cambia di significato la risposta.

Questo perché con le parole noi comunichiamo i nostri pensieri agli altri, ma prima di tutto li comunichiamo a noi stessi.

.La parola è un arma a doppio taglio, puo' ferire e offendere puo' fare molto danno!!!!!!!!!!!

Una parola detta con amore , fare un apprezzamento gratificare, fa' la differenza fa' stare bene noi e gli altri.

Personalmente parlo molto ma se devo fare una autocritica alcune volte farei meglio a stare in silenzio,si puo' essere fraintesi e non conoscendo la parola mensogna non mi appartiene  faccio degli errori, perchè alcune persone non vogliono sentire la verita' , prendere consapevolezza di quello che diciamo è meglio non si corre il rischio di affendere nessuno ma nello stesso tempo rimanere della propria opinione se la riteniamo giusta.

 

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